GIULIO GARGHENTINI - Believe



Giulio Garghentini - 'Believe' (2013, Tanzan Music)

Giulio Garghentini è un cantante dalle ottime qualità. Noto ai più per la sua militanza in una tribute band ufficiale dei Bon Jovi, nello scorso 2013 giunge al debutto solista con ‘Believe’; un disco contenente dieci tracce che saranno la gioia di tutti gli amanti del buon hard rock d’annata, seppur la produzione è fresca e al passo con i tempi.
Il fatto che Giulio sia un bravo e stimato insegnante di canto e artista musicale a 360° sarà comprensibile dopo aver ascoltato questa perla tutta italiana come ‘Believe’, esistente grazie anche all’importante contributo del buon Mario Percudani (chitarra, produzione e arrangiamenti) oltre alla collaborazione di Daniele Mandelli che ha fatto da valido supporto in tutto. Gli altri musicisti “radunati” per l’occasione sono Paolo Botteschi alla batteria, Gianni Grecchi al basso e Paolo “Apollo” Negri alle tastiere e hammond.
Apertura affidata a ‘No Second Chance’, dove si viene catapultati in un energico hard rock melodico molto maturo e dalle melodie che rapiscono sin da subito l’ascoltatore. Un incrocio di chitarra e organo (hammond) trascinano l’attenzione ammaliando ed al contempo facendo esaltare tutti coloro che ascolteranno.
A seguire troviamo ‘I Can’t Stand The Rain’, brano con tappeti sonori rimembranti band come i prima citati Bon Jovi e alcuni riferimenti alla scuola AOR degli Europe. Melodia, grinta e buon gusto musicale proposti con una produzione che nulla ha da invidiare a dischi rinomati a livello mondiale, dove ogni musicista ha il suo giusto spazio e senza alcuna prevaricazione di suono da parte di nessuno.
Si può parlare di un disco perfetto? Se tralasciamo che i Nostri non fanno nulla per innovare il genere direi proprio di si. Di fatto non esiste pecca che si possa annoverare per quanto riguarda esecuzione, la stessa produzione e la cura di ogni dettaglio (compreso l’artwork intero del prodotto). Per quanto riguarda l’innovazione io credo che i grandi amanti nostalgici di tale genere potrebbero storcere un po’ il naso se sarebbero stati inseriti “influssi” modernisti in un genere intramontabile come l’hard rock melodico di matrice 70’s/80’s.
Ci accompagna in momenti sognanti e soffici la ballad ‘My Jesus’, dove l’abilità vocale di Giulio Garghentini ci avvolge con dolcezza (mai a livelli di diabete, sia chiaro) accompagnato inizialmente da un pianoforte che si unisce a puntellature chitarristiche plumbee e per certi aspetti “romantiche”.
Durante l’ascolto di tutto il disco si scorgono influssi provenienti dalla corrente musicale di certi Deep Purple e Uriah Heep (soprattutto grazie all’utilizzo dell’hammond). Da notare la grande estenzione del cantante che risulta a proprio agio anche in alte tonalità sfociando in acuti e falsetti davvero ottimamente impostati.
Si passa a ‘Down The Line’, un’esplosione funky rock con gli immancabili risvolti blueseggianti della band. Un pezzo davvero coinvolgente che vi farà smuovere durante l’ascolto. Costantemente valida la “convivenza” di chitarre, tastiere e hammond, creando un muro sonoro d’impatto. La base ritmica è perfettamente coordinata dove un basso bello “molleggiante” cammina insieme alla batteria per farvi saltare in aria. Per gli assoli c’è da intendere che si parla di alti livelli.
‘The Words That I Haven’t Said’ ha un ritmo contenuto con plumbee melodie vaporizzate lungo tutta la durata del brano che creano situazioni anche intime, per certi aspetti. Siamo davanti un bell’esempio di pop rock che si differenzia un po’ dalle altre composizioni e vedono Mario Percudani dietro al microfono, che dimostra di avere qualità anche in tale posizione. Una voce diversa da quella di Giulio, ma altrettanto valida con quel tocco di fondo un po’ graffiante che dona una punta di energia adatta al contesto. Seppur Giulio non manca nel fare da supporter, in questo caso, con le sue corde vocali squillanti.
Si giunge alla title track con ‘Believe’, aperta dalla sola batteria che detta tempo e ritmica sui quali si aggiungeranno gli altri musicisti creando un’areosa soluzione musicale in classico hard rock melodico a stelle e strisce. Ottimo refrain anche in questa soluzione ammorbidita con tutti i musicisti che non smettono di dare il massimo.
Si prosegue con ‘Rockstar’ che si muove su classici territori hard rock con inflessioni funky per arrivare a ‘Sweet Hard Fighter’ con mid tempos ed una ritmica incalzante. Refrain avvolgente con tappeti sonori pieni e tranquilli. E’ inutile star a parlare ancora di arrangiamenti e accorgimenti vari che, come avrete capito sono ben creati e impostati, con gli immancabili solo di chitarra che donano sempre la loro grinta donando soddisfazione durante l’ascolto.
Anche la penultima canzone, ‘Love Is Dead’ mostra un connubio di hard rock melodico e funky; in alcuni attimi fanno capolino sensazioni dai matrice “Aerosmith-iana”. Conclude questo bell’album ‘So Beautiful’: una ballad emozionante durante la quale, in sede live, non mancheranno i classici accendini in alto per accompagnare l’esibizione. Alcuni riff morbidi ma antemici accompagnano un assolo sognante che farà breccia dentro di voi, accompagnandovi alla fine dell’ascolto.
Sono rimasto del tutto soddisfatto ed entusiasta per aver ascoltato ‘Believe’, disco che mi sento di suggerire a tutti gli amanti del buon Rock (con la R maiuscola!). Ennesimo bel prodotto uscito da casa Tanzan Music!