THUNDERAGE - Thunderage



Thunderage - 'Thunderage' (2014, Autoprodotto)

Formatisi nel 2008 come cover band, i milanesi Thunderage giungono quest’oggi alla nostra attenzione con il primo ed omonimo album di inediti che farà l’immensa gioia di ogni amante dell’hard’n’heavy old style.
Di fatto tutto sul disco ha sapore di anni ottanta; dall’artwork di copertina (a cura della società grafica Visiva) e relativo logo della band, alle composizioni della band sino alla produzione, che resta ferma in ambiti old school pur proponendosi con una certa freschezza. A tal riguardo, il disco è stato registrato presso di A.D.S.R. studios di Milano con la collaborazione del buon Carlo Meroni dietro al mixer, che ha saputo fare davvero bene il proprio lavoro!
Ma torniamo all’omonimo debutto dei Thunderage, aperto dall’intro strumentale ‘Cannon’, che ben pone le basi per far intendere all’ascoltatore a cosa si sta per andare incontro.
‘No More Than Me’ parte sin dall’inizio con le due asce di Daniele Colombo (solista) e Stefano Galbiati (ritmica) che la fanno da padrone dal primo all’ultimo momento di tutto il lavoro. RIff pomposi e attraenti con assoli impeccabilmente creati e inseriti, classici per il genere e di grande effetto!
La musica proposta dalla band è un classico hard rock di matrice ottantiana (anche se qualche spunto più 70’s oriented non manca), come accennato in apertura, con molteplici punti di contatto con l’heavy metal della medesima epoca.
Il brano trascina molto l’ascoltatore, ma giungendo alla successiva ‘To Many Of Us’ ci si ritrova in momenti un po’ più trainanti; anzi a dirla tutta, li definirei momenti più festaioli ma con all’interno un ammaliante refrain che vi si stamperà direttamente in testa.
La base ritmica non sbaglia un passo mostrando un Alessandro Cirino (batteria) molto convincente e preparato coadiuvato da un altrettanto bravo Luca Iraci Sareri al basso, questo ben presente ma mai invadente.
La title track, ‘Thunderage’, si staglia subito dopo con gli immancabili tappeti chitarristici che la band adora tanto proporre, e li propone benissimo, per un brano che dalla prima all’ultima nota terrà alta l’attenzione facendovi degustare delle buone idee melodiche ed una buona articolazione ritmica. Antemicità al punto giusto per un’accattivante mood creato anche dalle belle linee vocali del frontman Paolo Muzzi, che all’occorrenza si ritrova affiancato da coretti immancabili nel contesto.
Tutti i brani sono composti in maniera classica (strofa/ritornello-chorus/strofa) ma pur non volendo innovare nulla (né tanto meno credo sia intenzione della band farlo) riescono ad invogliare all’ascolto con successivi riascolti, ed è un che dire!
Una cosa che ho notato, per quanto riguarda il vocalist, è l’iniziale poca convinzione, o meglio, come se Paolo non si sentisse a proprio agio, anche se avanzando nella tracklist la cosa svanisce. Ma ci tengo a precisare che questo non vuole intaccare la bravura dello stesso singer, sia chiaro.
Immancabile in questi contesti anche un momento più morbido con ‘Shining Darkness’, seppur la definizione riguarda prettamente la parte iniziale. Brano aperto dalle sole chitarre e voce in maniera plumbea e sognante, dove il cantato sentito si sposa bene con una melodia semplice e gradevole. Nell’avanzare l’intro sfuma per lasciar prendere piede alla band tutta che continua la melodia iniziale con una carica interessante ed una certa emotività dalle tinte hard rock che farà breccia nei vostro fottuti cuori di metalheads!
Un brano molto ben costruito durante il quale ho riscontrato anche alcuni aloni sonori che mi hanno fatto pensare a certi Journey, dal punto di vista chitarristico principalmente.
Un crescendo di euforia e potenza con tutto quello che si vorrebbe sentire in un ottima canzone hard rock, più morbida delle altre se vogliamo, ma non per questo meno energica.
Ci pensa ‘A Day To Remember’ a far risalire la spinta rockeggiante precedente con ritmiche travolgenti sulle quali il bassista sembra divertirsi non poco, mentre le chitarre continuano a inseguirsi con gran gusto! Cantato antemico con cori annessi e una gran voglia di smuovervi che vi assalirà, statene certi!
Si riscontrano alcune influenze di provenienza dalla NWOBHM su ‘Sliding Doors’, contenente oltretutto anche alcuni piccoli momenti cavalcanti vagamente maiden-iani, pezzo altrettanto valido con la chitarra solista che non smette di dare il meglio di se, come per il resto dell’album. In conclusione troviamo ‘The Strange Case’, aperto dalle chitarre che formano una soffice base sulla quale si adagia bene il cantato Paolo, con interessante verve. Poco dopo segue uno stacchetto per poi sentir partire tutti i musicisti all’unisono per un brano che non sta troppo fermo sullo stesso passo, articolandosi in maniera convincente e vincente, senza sdegnare anche alcuni momenti più rallentati dal retrogusto un po’ bluesy. Una degna conclusione per un disco che gli amanti del genere farebbero bene a procurarsi, anche se si spera di trovare in futuro la band leggermente un po’ più convincente, nonostante questo debutto sia molto valido.