THE HANDFUL - Wooden Indian



The Handful - Wooden Indian (2011, True Rock Publishing)

Arrivano al traguardo del terzo album gli americani The Handful, con questo ‘Wooden Indian’, uscito lo scorso 2011 per True Rock Publishing. Un art work vagamente “tamarro”, ma old school, su cover slim in cartone stampato, tutto ben curato, racchiude questo disco di quattordici tracce che sta fermo sullo stesso stile dall’inizio alla fine, senza variazioni importanti.
Già dall’opener ‘Walk Into The Light’ i nostri gettano le basi di quello che vogliono proporre, cioè un hard rock melodico e corposo, sulla stessa linea compositiva delle grandi band hard rock dei 70s/80s, fatto con cognizione di causa, attitudine e convinzione. Riff di chitarra avvolgenti e melodie affascinanti e piacione. Tutto su una ritmica costantemente in mid tempos ma abbastanza carica e cazzuta. I pezzi si mantengono su questa linea compositiva per la maggiorparte della durata di tutto l’album.
La title track, ‘Wooden Indian’,  vi si stamperà in testa, ricordando, per alcune soluzioni, i Deep Purple e, per alcuni riff adottati, qualche alone che ricondurrebbe, ai Cream. Ben inserito e proposto l’Hammond, che dona quel buon gusto settantiano! Un basso apre ‘The Key’, una canzone dal sapore southern, dove bei riff si aprono melodiosamente su tempi avvincenti, non veloci. Un pezzo che si ascolterebbe molto volentieri durante un viaggio lungo le statali americane, magari a bordo di una Camaro cabrio del 70.
Bello anche lo stacchetto dove parte il pianoforte, accompagnato quasi subito dai fiati ed un hammond, che donano quel sapore settantiano davvero emozionante. Certo, la band non propone nulla di nuovo, ma ogni tanto trovarsi al cospetto di un buonissimo disco rock, con melodie semplici ma d’effetto, sonorità avvolgenti e davvero piacevoli.
‘Shiver’ è abbastanza articolata, con un flavour settantiano e da alcuni risvolti, soprattutto nella seconda parte, dal sapore progressivo. Il pezzo si collega in maniera del tutto naturale alla successiva ed ottima ‘Tucked Away’. Echi del passato, come da intuirsi, sono molto ben presenti, provenienti direttamente dai gloriosi anni settanta/ottanta, come detto, quindi con la prevista gioia dei nostalgici. Ma sia chiaro che nulla in questo album annoia o risulta stantìo, anzi, non vi nascondo che, personalmente, ho ascoltato l’album più volte sempre con rinnovato piacere.
Emozionante ‘Your Loss Is Freedom’, che precede la più frizzante ‘Let Me Bleed’, dove vi sarà impossibile non seguire il tempo muovendo la testa. Se siete dei nostalgici, o se volete godere di quello che fu il vero rock d’annata, un’ascolto a questo ‘Wooden Indian’ datelo e ne rimarrete soddisfatti.
Se siete in cerca di innovazioni, potete anche farne a meno, ma un lavoro simile non può passare inosservato, anche se uno dei tanti simili, fondamentalmente.
Davvero bello ‘Ashes’, una semiballad ottima ed emozionale. Adatta a contesti soft e se volete, anche romantici, con quella punta di carica che ci sta tutta! Energica ‘Grip’, mentre da pelle d’oca la morbida ‘Ain’t No Way’, dal refrain davvero gradevolissimo. Si va avanti tra ‘Another Year’ con influssi rock’n’roll, così come in ‘Holy Roller’ ed i riff accattivanti di ‘Junkie’. Ben inseriti e proposti, in tutto ciò, anche gli assoli, ed una costante base ritmica che si mantiene sui propri passi senza cedere mai.
La produzione è ben riuscita, davvero adatta al contesto. Un lavoro dietro al mixer che rende la giusta dignità agli strumenti ed al vocalist, molto ispirato e per certi aspetti affascinante. Sulla stessa linea stilistica del caro e vecchio Gillan. A questo punto un plauso alla tecnica dei musicisti e del frontman, professionisti di talento e con tutte le carte in regola. Gente che sa di cosa sta parlando e come vanno dette certe cose. Senza alcun dubbio!
In conclusione, un’album che gli amanti del sano rock dovrebbero ascoltare almeno una volta, certo senza attendersi chissà che novità, ma in un panorama così pieno di modernità e spesso di suoni quasi finti e plastificati, un lavoro simile lo si gode ancora di più. Se poi volete a tutti i costi sonorità del nuovo millennio, lasciate perdere e passate avanti, ma non sapete quante emozioni vi perderete!